
43) La politica  un fatto naturale.
Aristotele, che considera l'uomo naturalmente socievole, vede
nella dimensione socio-politica il campo in cui si realizzano la
giustizia e la morale. Per questo lo Stato viene prima
dell'individuo. L'opinione di Aristotele  che colui che non vive
in societ o  autosufficiente come un dio o  selvaggio come un
animale.
Politica, 1252b 28- 1253a 29 (vedi manuale pagine 142-143).

    [1252 b] [...] La comunit che risulta di pi villaggi  lo
stato, perfetto, che raggiunge ormai, per cos dire, il limite
dell'autosufficienza completa: formato bens per rendere possibile
la vita, in realt esiste per render possibile una vita felice.
Quindi ogni stato esiste per natura, se per natura esistono anche
le prime comunit: infatti esso  il loro fine e la natura  il
fine: per esempio quel che ogni cosa  quando ha compiuto il suo
sviluppo, noi lo diciamo la sua natura, sia d'un uomo, d'un
cavallo, d'una casa. [1253 a] Inoltre, ci per cui una cosa
esiste, il fine,  il meglio e l'autosufficienza  il fine e il
meglio. Da queste considerazioni  evidente che lo stato  un
prodotto naturale e che l'uomo per natura  un essere socievole:
quindi chi vive fuori della comunit statale per natura e non per
qualche caso o  un abietto o  superiore all'uomo, proprio come
quello biasimato da Omero privo di fratria, di leggi, di
focolare: tale  per natura costui e, insieme anche bramoso di
guerra, giacch  isolato, come una pedina al gioco dei dadi. E'
chiaro quindi per quale ragione l'uomo  un essere socievole molto
pi di ogni ape e di ogni capo d'armento. Perch la natura, come
diciamo, non fa niente senza scopo e l'uomo, solo tra gli animali,
ha la parola: la voce indica quel che  doloroso e gioioso e
pertanto l'hanno anche gli altri animali (e, in effetti, fin qui
giunge la loro natura, di avere la sensazione di quanto  doloroso
e gioioso, e di indicarselo a vicenda), ma la parola  fatta per
esprimere ci che  giovevole e ci che  nocivo e, di
conseguenza, il giusto e l'ingiusto: questo , infatti, proprio
dell'uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la
percezione del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto e degli
altri valori: il possesso comune di questi costituisce la famiglia
e lo stato. E per natura lo stato  anteriore alla famiglia e a
ciascuno di noi perch il tutto dev'essere necessariamente
anteriore alla parte: infatti, soppresso il tutto non ci sar pi
n piede n mano se non per analogia verbale, come se si dicesse
una mano di pietra (tale sar senz'altro una volta distrutta):
ora, tutte le cose sono definite dalla loro funzione e capacit,
sicch, quando non sono pi tali, non si deve dire che sono le
stesse, bens che hanno il medesimo nome. E' evidente dunque e che
lo stato esiste per natura e che  anteriore a ciascun individuo:
difatti, se non  autosufficiente, ogni individuo separato sar
nella stessa condizione delle altre parti rispetto al tutto, e
quindi chi non  in grado di entrare nella comunit o per la sua
autosufficienza non ne sente il bisogno, non  parte dello stato,
e di conseguenza  o bestia o dio.
 (Aristotele, Opere, Laterza, Bari, 1973, volume nono, pagine 6-7)

